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Un paese non basta

Arrigo Levi ha passato gli 80 anni da un pezzo, ma ciò non gli impedisce di partorire libri con la stessa freschezza di quando di anni non ne aveva ancora 30. "Un paese non basta", edizioni Il Mulino, racconta la storia di un giornalista che ha saputo sorridere, anche di fronte agli "scherzi" inaccettabili della vita. La storia parte da Modena, dove Levi è nato, figlio di ebrei, fiero di questa orgine. Poi la fuga in Argentina per scampare al dramma delle leggi razziali fasciste. Lì, la sopravvivenza, il carcere, sotto Peron, la guerra, la difesa di un ideale "non sionista", come specifica lui, ma di "libera appartenenza". E poi l'escalation di una vocazione che non gli ha mai lasciato dubbi. Una vita dedicata a un giornalismo sì di frontiera, ma sempre sorridente, come il viso di Arrigo, che è stato il primo vero giornalista a leggere un tg, inaugurando la storia degli ancorman. Dopo l'Argentina anche l'Inghilterra e poi Israele, inevitabile richiamo alle orgini. Ma su tutto l'Italia e la sua Modena, una delle roccheforti della cultura ebraica, a cui Levi resta legatissimo. Arrigo Levi oggi ha raccontato il suo libro a un intervistatore d'eccellenza, lo straordinario maestro antipatico del giornalismo moderno: Corrado Aiugias. E'stato bello vederli insieme in una delle poche dirette televisive Rai, ancora degne dell'appellativo di "tv informazione". Uno sorridente, piacione e autoironico, l'altro sornione, acuto, volutamente "stronzo". Entrambi grandi nel ricordare una candida verità: "un giornalista vero cambia molti paesi, ma ha una sola patria: la scrittura".

Credo che, al giorno d'oggi, sia difficile trovare un professionista della scrittura - tanti, troppi ciarlatani in giro, venditori di pornografia, travestita da notizia. Un modo semplice per riconoscere i pochi maestri rimasti credo sia l'entusiasmo e la luce degli occhi. Da lì traspare l'onestà, che è parte dei pochi veri operatori di informazione, rimasti nel nostro paese. Arrigo Levi credo sia uno di questi. Alla fine dell'intervista ha detto una frase che mi ha emozionata:

"Caro Corrado, io sono come i miei colleghi più giovani, quelli che fanno ancora la gavetta e che non sanno dove li porterà questa strada tanto difficile. Io, quando so che sulla Stampa sarà pubblicato un mio pezzo, di prima mattina mi procuro il giornale, faccio una scorsa veloce e arrivo dritto alla pagina con il mio pezzo. Lo controllo da cima a fondo, lo rileggo almeno due volte di seguito e sono orgoglioso di vedere la mia firma in fondo. Se qualcuno mi osserva, io rispondo che leggo solo per controllare se il redattore ha cambiato qualcosa. In realtà non è così. Ora, come quando ero un giovinetto con il sogno del giornalismo, corro a leggere la mia pagina, perchè quella firma, sotto un articolo che trasuda sogni, è una delle cose più emozionanti che esistano".

 PS: Caro A...ebbene sì, anche io, quando corro a leggere i miei pezzi, non è per controllare se abbiano o meno cambiato qualcosa...è perchè quella firma...è una delle emozioni più belle che ci siano....TA

Pubblicato il 15/4/2009 alle 12.37 nella rubrica Diario.

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