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Piccolo pensiero per i bimbi d'Abruzzo

 

Era uno dei giorni più caldi di quell'interminabile estate a Messina. Benchè fossi piccola per pronunciare e capire parole quali: clima, temperatura o torrido, riuscivo benissimo a fare a mia mamma, sempre, la stessa domanda:

"Perchè a Messina il caldo è più caldo che da noi?"

Noi eravamo arrivate nella città "del terremoto" dai monti agrigentini e ci eravamo arrivate proprio in uno degli agosti più caldi, che la nostra terra ricordi.

Il momento più bello della giornata era al rientro di mamma da lavoro. Abbandonavamo nonna ai suoi ricami e ai suoi libri e partivamo per la nostra gita.

"Passeggiata, Duomo e gelato - passeggiato, Duomo e gelato".

Era il trio di ricompense, che dovevo guadagnarmi tutti i giorni, al costo di fare la brava con la nonna.

La pasticceria era sempre la stessa e le mie preferenze abitudinarie: cioccolato, panna e pistacchio.

Il rito era sempre lo stesso: avvinghiavo il visino contro il vetro del banco gelati, facendolo diventare tutt'uno con esso, poi indicavo con l'anulare i tre gusti.

Quel giorno di agosto, però, nella pasticceria c'era più confusione del solito. Troppi bimbi e altrettante mamme, a scegliere gusti e a digerire leccornie.

Mentre sceglievo il mio cono gelato, voltandomi non trovai mia madre. La cercai con lo sguardo nel perimetro della pasticceria, ma, complici i troppi altri sguardi che si incrociavano con il mio, non la trovai.

Provai una di quelle sensazioni che non si dimenticano. Quella sensazione aveva l'odore del cioccolato e del pistacchio, che mi sbrodolavano tra le mani. Per la prima volta nella mia vita capii cosa significhi sentirsi soli anche in mezzo a tanta altra gente. Quella sensazione sarebbe venuta a farmi compagnia tante altre volte, in età adulta. Ma quei dolori che da grandi impariamo ad addomesticare, da piccoli ci sembrano simili a tutti i lupi cattivi delle favole, radunati insieme.

Quel vuoto durò solo pochi minuti.

D'un tratto sentii la mano vigile, caldo, accogliente di mia madre afferrare la mia. Così come conitnua a fare spesso, anche adesso che non strofino più il naso contro il vetro del banco gelati.

Ieri, vedendo le immagini del terremoto, e soprattutto pensando ai bimbi, rimasti soli, ho rivisto me, quel giorno di tanti anni fa in pasticceria. Ho risentito quell'odore di gelato al cioccolato, che ancora oggi, se mi coglie di sorpresa, mi ricorda che nella vita possono coglierci dolori improvvisi. Ho pensato alla mia ostinazione di voler trovare mia madre. Alla sua di volere ritrovare me. Ho rivissuto perfettamente la gioia sconfinata di quelle due mani ritrovarsi e stringersi.

Mi sono sentita fortunata per tante cose.

Ho pensato a tutti quei bimbi che non troveranno la mano calda della loro madre e che dovranno abituarsi, troppo in fretta, a vincere la paura della paura.

Per loro non ho parole, non posso averne...non credo di essere all'altezza di pronunciarle. Spero soltanto che nessuno di noi, passata questa onda, volti lo sguardo dall'altra parte.

Pubblicato il 7/4/2009 alle 21.38 nella rubrica Diario.

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