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scrivendomi
15 settembre 2009
e don Pino sorride ancora...
 Immaginate, per un solo istante, di perdere il vostro sorriso preferito. Quello che vi spalanca, ogni giorno, la persona che al mondo vi è più cara. Pensate, solo per un momento, che quel vibrato, capace di riconciliarvi con il mondo, anche quando il mondo sembra non capirvi, d'improvviso smetta di accompagnarvi. E' una sensazione crudele, di quelle che hanno la capacità di sdradicare il cuore senza lasciare un solo spiraglio di pace. E' un pensiero di quelli che, nell'esatto istante in cui lo si è generato, abbiamo subito fretta di cacciarlo via, perchè ci fa paura. Il sorriso e la paura. Queste sono le due parole,che hanno riempito l'interminabile notte del 15 settembre di sedici anni fa, a Palermo. Hanno colmato la mente, il cuore, l'anima e il dolore di chi, alla notizia della morte di don Pino, ha provato l'incolmabile sensazione dell'essere rimasti solo. Un sorriso, che va via, può significare il vuoto per un'intera comunità di cuori? Indubbiamente sì, se si tratta di quello di don Pino Puglisi. Io, sedici anni fa, non ero a Palermo, non conoscevo a fondo lo spessore della rivoluzione, che aveva iniziato quel prete dagli occhi buoni, dai toni pacati, sempre capace di dosare parole e silenzi. Ma ancora oggi, se domandi di lui, a chi con lui ha condiviso la semplicità della vita, ti senti rispondere: ci manca il sorriso, ci resta la paura. Oggi a Palermo, alcuni colleghi giornalisti, che lo hanno conosciuto direttamente o che hanno beneficiato del suo luminoso riflesso, negli anni in cui non si stancava di seminare speranze, ripetevano: padre Pino era un raggio buono per Palermo. Era speranza. Era i suoi occhi, che guardavano lontano, ma sapevano vedere anche vicino. Quanti sono in grado di farlo ancora?

Tempo fa, una persona che con don Pino ha condiviso anni di apostolato, dividendo con lui le fatiche e facendo sì che queste si moltiplicassero in opportunità, mi ha raccontato:
eravamo abituati tutti quanti alla sua bontà. Era un bene diverso dalle tanti "imitazioni" di bontà che si vedono in giro. Era disinteressato, così lontano da qualsiasi forma di rancore terreno. Quasi non facevamo più caso alla meraviglia che era quell'uomo. Sapeva ascoltare e sorridere. Questa era la sua vita. Ordinaria, come ordinarie sono le cose più grandi. Quando è andato via è come se si fosse spento un interruttore. Le lacrime non sono state sufficienti, perchè una speranza che se ne va, rischia di fare rimanere sole centinaia di speranze che restano. La solitudine è stato il sentimento più difficile da combattere. Un uomo che resta solo, privato di un bene vero, in questo mondo che svende finzione, fa una difficoltà sproporzionata a risalire, a tornare a credere che non esistono dolori che non passano mai.


Queste parole le ho conservate nel cuore, volli appuntarle sulla mia moleskine e oggi ho pensato di scriverle, perchè chi non ha conosciuto don Pino, possa, in tal modo, anche se solo in parte, capire di quali speranze armava la sua e le altrui vite.

Oggi sono sedici anni che don Pino non è più sulla terra. Il suo sorriso è rimasto. E' raggomitolato nella forza di chi non ha perso la speranza, di chi continua a sentire Pinuzzu come un compagno presente, che sorride ancora, che con i suoi toni pacati e la sua voce gentile, passeggia per le vie di un mondo diverso, quello che un'anima come la sua ha meritato.

ps: Caro A..e 3 P quanto sorride :-) TAT



permalink | inviato da Maristella il 15/9/2009 alle 21:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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