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24 giugno 2009
Femmina di mafia, femmina d'attesa
  L'attesa è donna. Questa, come tante altre virtù, legate all'arte di pazientare, di riuscire a collezionare lacrime silenziose, da depositare, una dentro l'altra, nell'archivio del cuore. Penso che se si potesse aprire l'anima di certe donne, ne uscirebbero incanti, dolci e dolorosi.  Come quando si ritrova la chiave che apre un vecchio scrigno, dal quale possono riemegere gioielli preziosi, o al contrario bijoutterie decadenti. L'attesa è donna come la capacità di rischiare che, dopo quella speranza, velata dalla certezza di filigrana che "certi sogni arriveranno a compimento", ci sia un insolito buco nero, che non porta da alcuna parte. Oggi, cercando spunti per il mio lavoro, ho avuto modo di venire a conoscenza di una pazienza tutta particolare, quella delle donne dei mafiosi. Non mi riferisco a quelle icone al contrario, nere di mafia al femminile, avide di un potere illeggittimo, che non dovrebbe competere a nessuno - la cronaca da qualche anno ce ne parla in lungo e in largo. Mi riferisco, invece, a quelle donne che, dentro la mafia, si sono ritrovate o per caso o, "ancor peggio", per amore. Difficile credere, pensare, accettare che l'amore possa coincidere con un compromesso silenzioso verso il male. Perchè la mafia, inutile ribadirlo, è sanguinaria, è senza cuore e nei suoi paradigmi di buio non dovrebbe poter contenere alcuna declinazione del verbo amare. Eppure, nella nostra isola, nell'Italia intera, sono disseminati cuori di donne che attendono, senza stancarsi, per giorni, mesi, anni. Vedove bianche, le definiscono le voci qualunquiste dei vicini di casa. Schiave senza padrone, pensano alcuni. Io voglio illudermi che, in molti casi, si tratti di principesse ingenue, che hanno creduto a un principe, che, per una volta, contravvenendo alla regola delle favole, non avesse il manto azzurro, ma quello nero del mistero, che si macchia di rosso senza pensarci troppo, senza riflettere due volte di seguito che il cambio della vita non è iscritto nel valore di alcuna moneta. Oggi mi sono sentita raccontare storie di donne della mia età, anche più giovani, che aspettano, per un anno, per un due, il calore di un bacio, la dolcezza di una carezza. Anime che consacrano, con dovizia certosina le loro giornate, celebrando davanti all'album del matrimonio o a quello della nascita del loro unico figlio, interi quintali di sentimento. E non si stancano. E non si fermano. E non si arrendono. E non pensano mai che forse quell'attesa potrebbe durare per sempre, potrebbe avere la peggiore tra le appendici. Perchè se c'è un male che il cuore non riesce a tollerare, forse è proprio quello delle speranze disattese.
"C'è la fuga"
Azzardo io, parlando con il mio informatore.
"Per loro la fuga sarebbe solo un rinvio".
Mi risponde.
Già per loro, che sono nuotatrice sole, nell'oceano della resa, la fuga sarebbe solo rinviare un'agonia, senza la morte, alle quali, tacitamente,queste donne si condannano da sè.

Ps: Caro A...te ne parlerò ampiamente...e TAT



permalink | inviato da Maristella il 24/6/2009 alle 21:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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